Tag Archives: italiano

In Moto: Madrid – La Alberca Parte 2

6 Ago

Mi sveglio carico e con le spalle un po’ indolenzite, pronto a godermi la seconda parte del viaggio (se non hai ancora letto la prima parte del viaggio in moto, clicca qui).

Villanueva del Conde, sperduto paesino nella provincia di Salamanca, a molti KM d’altezza e con solo 162 abitanti, il mattino ha l’oro in bocca. O questo sembra credere il simpatico contadino che alle 6e3o punta il suo pesante trattore sulla ripida salita che porta alla strada statale più vicina, unica via d’uscita dal paesino. Il punto più ripido è, ovviamente, giusto sotto la mia finestra e il suo motore con troppi-pochi-cavalli fa fatica e rumore. Volevo svegliarmi presto quindi sorrido a denti stretti mentre lo saluto dalla finestra.

La seconda tappa potrebbe sembrare più lineare a prima vista ma, credetemi, non è affatto così. Attraversare il Parque de las Batuecas già di per se è sufficientemente impegnativo – date un’occhiata alla mappa qua sotto (anche qui, se preferite).

La sera prima il simpatico ristoratore mi aveva detto, quasi sfidandomi,  che c’era un posto ancora più alto di La Alberca e molto più spettacolare: el Santuario de la Peña de Francia. Mi aveva pure indicato il posto esatto ma di notte non si vedeva un granché; la mattina invece, appena sveglio, guardando nella stessa direzione capivo esattamente perché l’uomo sorrideva quando diceva “alto”:

RutaMoto_MadridAlberca_160725-56

Perfetto, pensai, curve e altezza sono quello che serve per svegliarmi. Colazione e partenza.

Il Santuario fu costruito laddove, secondo la leggenda, fu ritrovata un’immagine della Vergine ed è ad oggi gestito da frati dominicani; le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al 1.200 DC. Vanta numerosi record, fra tutti il fatto che si tratta del santuario mariano più alto al mondo. Posso immaginare che tutto questo, unito alla difficoltà spettacolarità delle curve possa spaventare ma, credetemi, essere su quella cima non solo merita infinitamente ma è stata anche una delle esperienze più belle che io abbia mai vissuto fino ad ora.

Accedervi è facile visto che non ci sono molte opzioni. Da Villanueva del Conde si prende la SA-220 e poi la SA-201, fino ad arrivare in cima, a 1.783metri d’altezza. Se fatto all’alba vi assicuro che è un percorso mozzafiato, davvero vi farà venire la pelle d’oca.
Una volta in cima si rimane stupefatti dalla semplicità delle strutture: un santuario, una antica hospederìa  e un convento separato, oltre ad un (deludente, ahimè) ripetitore di una qualche azienda telefonica.  Essendo ancora presto mi ritrovo completamente solo e la sensazione di grandezza e libertà è ancora più grande, non si sente e vede nessuno, solo qualche rapace che sorvola la zona (ho pensato a un certo punto stesse aspettando che mi accasciassi per terra :/ ) e qualche capra di montagna che passa in lontananza. Vi lascio dare un’occhiata ad alcuni dei panorami incredibili che si possono godere da lassù.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Da quello spiazzo dove si parcheggiano auto e moto, si accede poi al Santuario vero e proprio che, giusto di fronte, ha la antica hospederia, oggi un hotel 3* aperto solo in estate. Anche la piazza davanti alla cappella dedicata alla Vergine è molto particolare ed offre alcuni squarci davvero meritevoli. Fa un po’ impressione pensare che in questo stesso posto, durante l’inquisizione vennero fatte numerose esecuzioni.
Nella foto della hospederia si può vedere la grande catena appesa sulla porta che indica in quel luogo dormì la famiglia reale.

Nella chiesa si trova un interessante dedica al pellegrino (ultima fotografia a destra), una delle tante poesie scritte in onore al santuario e alla Vergine. Effettivamente si tratta di un posto a dir poco ispiratore.

Anche se a malincuore, non ci resta che scendere lungo la stessa SA-201 e dirigerci nuovamente verso La Alberca che questa volta oltrepassiamo per addentrarci ancor di più nel Parque de las Batuecas, in realtà una scusa per divertirci con le tortuosissime curve che lo contraddistinguono. Attraversiamo così la famosa zona de Las Hurdes.

La strada provinciale CC-167 ci accompagna fino a fuori dalla riserva naturale, nel piccolo pueblo di Las Mestas, dove per la seconda volta, prendo un caffè e un pan tumaca serviti da una cameriera che, a quanto pare, la notte prima ha lavorato fino alle 5 del mattino (le prominenti borse sotto gli occhi sembrano confermarlo).
Proseguendo sulla stessa strada percorriamo il limite tra la regione di Extremadura Castilla Leòn, lasciandoci alle spalle la cittadina di Riomalo de Abajo e arrivando sino Sotoserrano. 

Il sole comincia ad essere alto nel cielo e la temperatura aumenta. Indeciso se arrivare in serata a Madrid o arrivare ad ora di pranzo, mi affretto e spingo sull’acceleratore nella speranza di non soccombere ai 40 gradi madrileñi. La prossima destinazione, dopo un centinaio di KM, è Barco de Avila, una città dichiarata patrimonio artistico culturale dal Ministero della Cultura spagnolo grazie soprattutto al Castillo de Valdecorneja (s.XII) e a quel che resta della sua muraglia.

Rimangono molti kilometri e poche forze, così complice anche la giornata più calda, mi dirigo verso El Tiemblo, percorrendo la N-510, poi prendendo la AV-P-507 ed infine la N-403, strade scelte ad essere sincero un po’ a caso, a seconda di quanto mi ispirassero ad ogni incrocio. A El Tiemblo, ai piedi della Sierra de Gredos, mi fermo a pranzare approfittando del panorama offerto dal fiume e dai suoi tre laghi – ottimo cibo a prezzi stracciati, giusto quello che ci vuole dopo tanti kilometri.

La temperatura è ormai alta, troppo alta per continuare a fare strade alternative e una Madrid oramai ad un centinaio di kilometri è un’opzione invitante. Cambiando il programma iniziale che prevedeva un ritorno lungo la strada fatta all’andata (Puerto de la Cruz Verde > Escorial > Galapgar  etc.), mi dirigo dritto a Madrid facendo la M-501. Mi accolgono temperature desertiche che rendono quest’ultima tratta una delle più pesanti del viaggio.
Ecco, se posso consigliare qualcosa, evitate di rientrare a Madrid tra le 14 e le 18 – le alte temperature rendono l’asfalto e la guida insopportabili.

Concluso il viaggio, mi godo con piacere le foto scattate, preparo il post e mi ripeto che, senza dubbio, devo ripetere quanto prima. Magari, chissà, puntando alle Asturie e a Los Picos de Europa.

Alla prossima.

Annunci

CITTADINI DI SERIE B? SOLO L’1.2% DEI FINANZIAMENTI PER LE FERROVIE ANDRA’ AL SUD…

15 Feb

Un amico, un fratello, nato a Sud come me. Mi scrive spesso, da New York dove vive da un pezzo. Mi scrive di rabbia, rancori, di speranze. Le prime tutte attribuite alla nostra bella Italia, alle sue brutture e alle sue contraddizioni; le seconde, le speranze, tutte riconducibili al suo vivere all’estero. Vivere in terra straniera, a volte sentendosi più a casa che in Italia.

Il mio amico, ‘o meridionale, è una persona che stimo, lui mi scrive “Hai letto quest’articolo?”, passandomi un link, ed io rispondo “Lo leggerò…” pur sapendo già che lo farò a malincuore. Si parla quasi sempre dell’Italia, di quella in cui siamo cresciuti e di quell’altra, quella che sembra non volerci. Leggo, poi gli rispondo spiegandogli (e ricordandomi) che la rabbia non porta da nessuna parte, bisogna essere pazienti. E soprattutto ottimisti.

 Ottimisti ‘nu cazz, uagliò. Simm’ cittadini ‘i serie B…

Pare che le ultime manovre finanziarie – lo Sblocca Italia e la legge di Stabilità – abbiano portato allo stanziamento di 4.859 milioni di euro da investire nel sistema ferroviario. Di questi, €4.799 mln saranno destinati a progetti avviati da Firenze in su; €60 mln di euro da Firenze in giu. Come precisa giustamente Il Mattino, in termini di percentuali questo si traduce nel 98.8%  a Nord, il 1.2% a Sud.

Marco Esposito de Il Mattino aggiunge:

Per l’esattezza, sommando gli stanziamenti dello Sblocca Italia e quelli della legge di stabilità, al Mezzogiorno è destinato il 19% dei nuovi finanziamenti complessivi e l’1.2% se si considerano soltanto quelli ferroviari.

Concordiamo con Marco quando, qualche riga dopo, sostiene che il 19% è oggettivamente poco, soprattutto se si tiene conto di fattori quali popolazione, territorio e problematiche. Inoltre, piccolo dettaglio!, le 8 regioni del Mezzogiorno, pur vivendo una indubbia e indiscussa crisi, pagano il 24% delle tasse, contribuendo ad ¼ della cassa comune.

In altre parole, i meridionali si potrebbero permetter da soli quel 19% di investimenti in strade e binari.

Wow, frena, frena! Che paroloni! Vista l’instabilità che contraddistingue l’Europa oggi non vorremmo ritrovarci con un meridione che vuol votare per l’indipendenza!
Un altro articolo della Repubblica rincara la dose e trattando i tagli pianificati dalle Ferrovie dello Stato, commenta

Restano a lunga percorrenza solo due convogli notturni per Roma. In tutti gli altri casi bisogna attraversare lo Stretto portandosi dietro i bagagli.

Wow, perdonatemi la volgarità (sono sicuro che lo farete 🙂 ) ma mi sembra proprio che il nostro Paese stia seguendo l’esempio dei nostri migliori rappresentati politici e che abbia deciso così di andare a puttane! Eppure la Sicilia non è mica minorenne, anzi!, è una signorotta anziana, molto più della stessa onoratissima Repubblica Italiana. Ohibo’, un po’ di rispetto! Non è stata certo la più fedele delle compagne ma, perseverando nell’eleganza della metafora, andrebbe per lo meno pagata caro per la sua esperienza!

Invece le FS non la pensano così e potrebbero decidere di tagliari i treni che la uniscono alla penisola mentre, più su, si costrucisce la TAV. La Repubblica continua

Resteranno, infatti, solo due treni a garantire una minima continuità territoriale. Due notturni per Roma. Il resto sarà tagliato: niente Milano e di giorno ci si fermerà a Messina o Villa per attraversare lo Stretto, bagagli in mano. Questo è il piano che Ferrovie Dello Stato ha presentato lunedi 2 Febbraio ai sindacati: “Ci hanno detto che il ministero dal 23 Dicembre ha provveduto al taglio del finanziamento di 46 milioni di euro previsto per l’attraversamento dello Streetto”.

Non so quanti dei lettori hanno avuto la “fortuna” di prendere il treno da Milano/Roma alla Sicilia. Io credo di averlo fatto per circa 7 anni, quando studiavo a Roma (treno e autobus erano le opzioni più economiche). Era già un incubo allora con i treni che viaggiavano a 180 km/h fino al confine della Calabria, per poi rallentare sino a raggiungere una misera media di 90 km/h. Il viaggio diventava interminabile, aggravato dal caldo e dall’assenza pressoché costante di un decente sistema di condizionamento. I viaggiatori ci ripetevamo scosolati che sembrava di attraversare il confine e passare da un Paese all’altro, forse più bello per certi versi ma di certo molto, molto più povero.

Lo stesso taglio costringerebbe FS a ridurre l’attraversamento ai minimi termini, sopprimendo tre treni e due navi. Resterà un solo Ferry Boat […] Piano che prevede tra l’altro 102 esuberi per lavoratori a tempo indeterminato più 50 circa tra i precari, più ancora l’indotto: 500 lavoratori circa in tutta l’isola.

Nessun allarmismo! La Sicilia è del resto una delle regioni con il più alto tasso di occupazione, perché preoccuparsi per questa eventuale manciata di appena-sfornati-morti-di-fame?! 

Uagliò, hai letto gli articoli che ti ho mandato? Hai visto? Simm’ cittadini ‘i serie B…

Non so bene cosa rispondere. Credo abbia ragione. I numeri sono dalla sua parte.
Rabbia, tanta rabbia. Eppure non sono affatto sorpreso, forse perché siamo stati abituati bene. Siamo meridionali.

Good crumbs,
Otto