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In Moto: Madrid – La Alberca, 800KM

3 Ago

Se credo sia inappropriato vantare i vantaggi del viaggiare, mi sento quasi in dovere di farlo per quel che riguarda il viaggio su due ruote. Viaggiare in moto infatti da un senso di libertà che poche altre cose danno e, come disse un autore anonimo, bisognebbe ricordare che se è vero che quattro ruote muovono il corpo, due ruote muovono l’anima 🙂

Voglio raccontare l’ultima delle mie piccole avventure, il viaggio Madrid – La Alberca che consiglio vivamente a qualsiasi motociclista che si trovi in Spagna. Sono 800KM divertentissimi e pieni di curve ma che, como tali, possono facilmente risultare stancanti per cui è necessaria un po’ di preparazione.

Innanzitutto presento la mia fotogenica compagna di viaggio: una Suzuki Bandit GSF 650, nera, per l’occasione arricchita con tutto l’occorrente per il viaggio.

In quanto al percorso, be’, ha la circolarità delle migliori avventure con una prima tappa, Madrid – La Alberca, che potete vedere di seguito e una seconda tappa che ho (spero) ben pensato di pubblicare in un secondo post (potete leggerlo qui). Il tutto da fare, come minimo, in 2 giorni.

 

Se vi è più comodo, potete vedere la mappa da qui.

Partenza da Madrid, il più presto possibile per evitare le caldissime ore mattutine. Dopo aver superato Las Rozas, Galapagar e El Escorial, percorrete la M-505 sino ad arrivare senza fatica a San Lorenzo del Escorial, una cittadina che merita una sosta visto che ha un bellissimo Monasterio, anche residenza della famiglia reale, e una Basilica che oltretutto è il luogo di sepoltura dei Re spagnoli.

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Assicurandoci di lasciare San Lorenzo dell’Escorial percorrendo la piccola strada che costeggia lo stesso monastero, cominciamo una tragitto divertentissimo e frequentatissimo dai motociclisti spagnoli, el Puerto de la Cruz Verde. Le curve sono assicurate, vi serviranno come riscaldamento per ciò che ci aspetta in questa prima tappa. Alla fine del puerto c’è lo storico Asador Guillermo Cruz Verde che, vedere la foto per credere, è un posto molto frequentato da motociclisti.

Continuate sulla M-505 fino ad entrare nella provincia di Avila, dove raggiungerete presto il paese di Navas del Marquès. Se è vero che ci sono un paio di monumenti interessanti nello stesso  paesino (il Castillo de Magalia -costruito nel XVI secolo dal primo marchese di Las Navas e il Convento de Santo Domingo y San Pablo, fondati nel 1545- che con la mia solita fortuna ho trovato chiusi!), la cosa che più merita è senza dubbio – tenetevi forte! – la torre di Eiffel. Ebbene sì, se vi inoltrate nella zona residenziale di Ciudad Ducal, a qualche centinaio di metri da Las Navas, troverete il Mirador Eiffel, costruito dallo stesso architetto della ben più famosa torre di Parigi.

Ci lasciamo alle spalle Las Navas, così come Tornadizos de Avila, e completiamo il nostro tragitto sulla CL-505, una carrettera che se inizialmente ci sorprenderà con le numerose curve, ci regalerà poi alcuni rettilinei che ci permetteranno di far riposare un po’ il motore della nostra moto. Oltretutto, potremo fermarci a fare qualche foto al desolante paesaggio iberico.

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Arriviamo sino ad Avila, capoluogo di provincia e città dall’impressionante ricchezza architettonica che raggiunge il suo apice nell’ancora intatta muraglia che ne delimita il perimetro, el recinto amurallado mejor conservado del mundo (Avila fu dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1985).

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Se abbiamo tempo a disposizione – dovremmo averlo se ci siamo comportati bene – vale la pena visitare la città  (io ho fatto un giro “veloce” di un paio d’ore visto che si avvicinava l’ora di pranzo e mi ero promesso di fermarmi in qualche paesino sperduto a mangiare!), assicurandoci di non perdere soprattutto il Museo, la Basilica e la Plaza Mayor. Se volete invece vedere la città dallo stesso punto da cui ho scattato la fotografia che vedete sopra, dirigetevi a Los Cuatros Postes, poco fuori città (1h a piedi, 10min in moto), fortunatamente nella stessa direzione che prenderemo per proseguire il nostro viaggio.

Ricominciamo il nostro viaggio sull’AV-110 lasciandoci alle spalle le cittadine di Martiherrero, Chamartìn, Muñico e Cabezas del Villar, sino ad arrivare a Alaraz, nostra prossima tappa. Lungo tutto questo percorso non sorprendetevi se la sensazione é di star attraversando una terra di nessuno; giuro non aver incrociato un auto o una moto per vari kilometri, avendo avuto più di una volta la sensazione di aver sbagliato strada. Era effettivamente come se nessuno vivesse in quelle terre (complice anche la giornata particolarmente calda e l’avvicinarsi dell’ora di pranzo/siesta, sacrosanta in terra iberica).
Ad Alaraz decido di fermarmi e pranzare. Nella piazza centrale del paese, dinanzi l’unica chiesa, tutti gli uomini sono riuniti a guardare il Moto GP. Se in parte è stato difficile reggere quella dozzina di sguardi incuriositi e un po’ infastiditi (ovviamente, avevo rotto il silenzio di un pueblo di 200 anime!), d’altra parte è inopinabile che nel vedere una moto molti di loro si siano animati e lanciati in una discussione da bar su cilindrata, potenza e prestazioni. Per quanto mi riguarda, bibita e pinchos per soli 6 euro: affare fatto. Il tutto  tra l’altro includendo la compagnia di un simpatico 90enne che ha deciso di raccontarmi la sua vita (andava in moto 50 anni prima lui, portava polli e uova da un paese all’altro lui…e faceva sempre freddo…tanto freddo….troppo freddo…) – un monologo di quasi 1 ora.

Da Alaraz continuiamo verso Alba de Tormes e scendiamo lungo, appunto, il fiume Tormes, costeggiando tutti i paesini che dallo stesso fiume prendono il nome: Sieteiglesias de Tormes Salvatierra de Tormes, solo per citarne alcuni. Dopo una brevissima tratta sulla E-803 che lasciamo quasi subito, ci fermiamo a fotografare qualche bel ponte o qualche scorcio particolare offertoci da uno dei numerosi embalses (pantani).

Da qui, prendiamo l’autostrada A66 che usiamo per guadagnare qualche km in velocità; la lasciamo quasi subito all’altezza di Guijuelo, cominciando la SA-214 che lentamente ci fará prendere quota, avvicinandoci sempre di più alla nostra meta, la Sierra de Francia, e soprattutto a La Alberca. 

Cristobal, ai piedi della sierra, decido di prendere un caffé in un desolatissimo bar gestito da un tizio dall’aria poco raccomandabile; quando chiedo qualcosa da mangiare, mi guarda con aria schifata e lascia scivolare sul bancone una merendina confezionata, ammaccata e rammollita dal caldo. Gli sorrido ma lui non ricambia. Mi chiedo se ci sia un nesso tra la simpatia del tizio e la desolazione che regna in questo bar.

Continuiamo a salire percorrendo la SA-220, godendoci l’aria fresca di quei 1200/1300 metri. All’altezza di Miranda del Castañar svolto a destra e mi dirigo verso Villanueva del Conde. Ebbene sí, gli ostelli a La Alberca erano tutti pieni e date le mie scarse capacità organizzative ho dovuto ripiegare su una località meno di moda 🙂

Arrivato a Villanueva verso le 7 del pomeriggio, con quasi 450KM sulle spalle  sono deciso a fare un ultimo sforzo e dopo aver lasciato tutto nell’ostello, resisto alla tentazione di cadere in un sonno profondo e mi dirigo verso La ALberca (14KM più “su”). La stanchezza va subito via non appena arrivo in questa località comprensibilmente famosa – basta vedere qualche foto per capirne subito il perché.

A La Alberca c’é tanto materiale e anche i fotografi piú disinteressati possono sbizzarirsi. Popolata tra il 1.100 e il 1.2oo DC per volontà di un nobile francese, un tal D. Raimundo de Borgoña, La Alberca si distingue per le sue case di pietra e granito con complessissimi intrecci di legno. Grazie alle sue antiche origini, La Alberca è l’unione della cultura cristiana, islamica e ebrea, difatti si legge spesso che la sua struttura urbana ricorda quella di un tipico quartiere ebreo con le sue viuzze, le strade piccolissime che si intrecciano e il suo aspetto labirintico. Su molte porte si vedono ancora delle incisioni religiose, simboli che appartengono a più di una religione.

Oltretutto (e figuratevi se mancava la parte gastronomica!), se vi piacciono i salumi, qui potrete trovare dozzine di negozi che ne vendono di tutti i tipi visto che, a La Alberca, chorizos, jamones quesos a granel sono una specialità.
Uno dei pochi rimpianti del viaggio è non aver pernottato a La Alberca. Svegliarsi e passeggiare all’alba per le vie di questa città sarebbe stato senza ombra di dubbio un’esperienza indimenticabile.

Per leggere la seconda parte del viaggio, clicca qui.

Grazie a tutti per la lettura!

Good crumbs,
Otto

 

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COME AVERE UN BUON PROFILO LINKEDIN – PARTE 5

24 Nov

Dunque: Linkedin. Abbiamo trattato un po’ tutti gli aspetti della creazione di un buon profilo Linkedin, dalla registrazione al sito e la compilazione dei primi fondamentali campi, alla stesura di un interessante e convincente riepilogo che possa convincere un recruiter, o chiunque fosse interessato, a proseguire la lettura di moduli come le esperienze lavorative, la formazione e magari, perché no, le nostre belle segnalazioni – moduli trattati nel quarto ed ultimo post su Breadcrumbs.

Credo sia doverosa ora una breve – brevissima, giuro! – overview sugli altri moduli che non sono presenti di default ma che possono essere aggiunti per dare completezza al profilo. Oltre a ciò, un accenno ad un ultimo ma fondamentale aspetto di Linkedin: la ricerca del lavoro attraverso piattaforma.

I moduli a disposizione dell’utente

Dal momento in cui cliccherete su Modifica Profilo, accanto alla vostra foto profilo, Linkedin mostrerà sulla destra della pagina una breve lista di moduli che potrete utilizzare per veicolare informazioni che non hanno trovato spazio tra le sezioni offerte di default. Potete vedere uno screenshot di seguito ove sono elencati quei moduli extra da me non ancora utilizzati (la lista originale è più lunga).


Abbiamo già parlato del modulo Certificazioni, grazie al quale potete mostrare le vostre belle qualifiche.
Un altro modulo che ho personalmente trovato molto utile è stato Progetti. Ero alla ricerca di uno spazio da inserire quasi in fondo alla pagina, per i lettori più interessati, che potesse mostrare innanzitutto la mia tesi di laurea magistrale che, trattando il digital marketing, speravo potesse aiutarmi a guadagnarmi un colloquio di lavoro nel campo; inoltre volevo poter mostrare alcuni dei tanti progetti realizzati con una casa di produzione e con uno (stupendo) gruppo di persone con cui lavorai per anni a Roma. Inserire questi progetti come esperienze lavorative (quindi quasi in cima alla pagina) sembrava appesantire troppo la fruizione del profilo, con il rischio che il lettore non sarebbe mai arrivato ad altre sezioni, da me ritenute ugualmente importanti. Il modulo Progetti assolve bene a questo scopo.
Come si vede dallo screenshot di seguito, potete inserire il nome del progetto, la data di inizio/fine ed una breve descrizione. Inoltre, dal menu al tendina, potete scegliere quale era la vostra professione durante la realizzazione del progetto, ammesso che questa possa essere anche semplicemente “Studente presso…”, nel caso in cui vogliate collegare il progetto ad una esperienza accademica.


Ebbene, questo farà sì che la voce cui il progetto è stato associato, mostrerà un link con indicati il numero di progetti ad esso collegati. Proprio sotto la descrizione dell’esperienza, si leggerà “X progetti”, così che il visitatore più curioso potrà cliccarvi sopra e vederne un breve riassunto.


Altresì, i vari progetti saranno visualizzati interamente nella sezione dedicata, di cui deciderete voi la posizione. Fate attenzione a due caratteristiche dei progetti: (1) se avete inserito una URL, come io ho fatto per Breadcrumbs, l’utente potrà cliccarvi sopra così da essere ridiretto alla pagina da voi scelta; (2) come avete già visto, potete inserire chi ha collaborato con voi al progetto, dando un’ulteriore garanzia di veridicità all’utente che visita il vostro profilo.


Le altre sezioni a scelta dell’utente hanno una struttura molto simile a quella descritta e svolgono funzioni facilmente deducibili, come vedete di seguito:

  • Pubblicazioni, nel caso in cui abbiate pubblicato, o partecipato alla pubblicazione, di un testo;
  • Organizzazioni, nel caso in cui siate stati parte di un’organizzazione di qualunque tipo in uno specifico periodo della vostra vita;
  • Votazione Esame, …devo davvero aggiungere qualcosa?
  • Corsi, inserite titolo del corso e date;
  • Brevetti, se avete la fortuna di avere brevettato qualcosa, be’, perché non dirlo?!
  • Riconoscimenti e premi, avete vinto qualcosa? Festival, medaglia, gara? Questo è il posto giusto per scriverlo…

    Fino ad ora ammetto di non aver trattato una sezione cui i recruiters suggeriscono di dare particolare attenzione: Esperienze di volontariato e cause. Sempre bene averla nel vostro profilo e non sottovalutarla perché tutti almeno una volta nella vita avremmo dovuto essere impegnati in qualche cosa per cui non abbiamo ricevuto nulla in cambio, tutti dovremmo avere a cuore una causa e, magari, sostenere una o più opere di carità. Ovvio, se per ognuna di queste sezioni di Linkedin corrispondesse verità, sono certo che il mondo sarebbe un posto migliore. Detto questo, pur conscio di essermi un po’ tirato la zappa sui piedi, mostro qual è la mia sezione Esperienze di volontariato e cause, così da darvi un’idea del risultato che potrete ottenere. Chiaramente, quanto scritto è tutto vero 🙂

     


     

    Dunque, suggerisco di fare un giro sulla piattaforma e provare un po’ di combinazioni sino a trovare una struttura che soddisfi le vostre esigenze. Tutti abbiamo cose diverse da dire e diversi obiettivi da raggiungere, è bene quindi spendere qualche minuto in più per capire quale è il sistema migliore per comunicare i propri punti di forza. E trattandosi di opportunità di carriera, credo si tratti di riflessioni obbligate.

    La ricerca del lavoro

    Nel caso in cui foste tra quelli che, un po’ per volere, un po’ per necessità, non vogliono aspettare di “essere trovati” su Linkedin, allora vi suggerisco di leggere attentamente quanto segue perché potrebbe esservi molto d’aiuto.
    Nella barra comandi in cima alla pagina, cliccate su Offerte di lavoro.


    Avrete accesso ad una pagina dove, prima ancora che inseriate alcuna specifica parola nella casella di testo, la piattaforma vi suggerirà alcune posizioni lavorative in base alle skills inserite, alle esperienze lavorative ed al vostro network professionale (collegamenti + aziende che avete deciso di seguire). Questa sezione può a volte sorprendere quindi vi consiglio vivamente di tenerla d’occhio.


    Nel caso in cui vi stiate addentrando nel fantastico mondo dei jobseekers (traduzione quasi mistica in italiano: i cercatori di lavoro), dovrete probabilmente definire i parametri che possano mostrarvi le offerte lavorative più appetibili. Dalla pagina appena visitata, cliccate su Ricerca Avanzata e riempite tutti i moduli – di seguito potete vedere un esempio.


    Nell’esempio ho effettuato una ricerca come designer di interni, in Italia, selezionando come settore Tutti i settori e come funzione design (ricerca fatta del tutto a caso, non so neanche quanto i termini utilizzati siano corretti!). Nella piattaforma troverete sempre delle funzionalità, come in questo caso la sezione Retribuzione, che potrete utilizzare solo se effettuerete l’upgrade alla versione premium. Ovviamente a pagamento.
    Se questo livello di dettaglio non dovesse essere ancora abbastanza, Linkedin potrebbe sorprendervi: cliccando su Altre Opzioni verrete ricondotti ad una pagina dove potrete scegliere ancora più parametri – potete vederne uno screenshot di seguito. Personalmente, preferisco sempre affinare la ricerca ed escludere tutti quei risultati che risultano essere una semplice perdita di tempo.


    Tra i parametri più importanti, credo meriti una menzione la possibilità di scegliere la località (Sede a o vicino a), la data di pubblicazione – dubito sempre di annunci di lavoro pubblicati più di un mese addietro – e il livello di esperienza (credo sia inutile per un neolaureato inviare un CV per una posizione dove sono richiesti almeno tre anni di esperienza).

    Nello screenshot che trovate di seguito (ricerca condotta per la parola chiave designer e che mi ha ritornato solo risultati simili a quelli cercati, ovvero che secondo l’algoritmo della piattaforma hanno similitudini con la mia ricerca), la piattaforma mi fornisce un breve elenco di posizioni lavorative. Nella parte sinistra della pagina potete vedere i parametri che avete selezionato, così da cambiarli in corso d’opera sino a trovare la combinazione che più ritenete consona.
    Una funzione che credo meriti un’ulteriore analisi è la funzione Salva Ricerca.


    In alto a destra, cliccate su Salva Ricerca per salvare la ricerca appena effettuata. Così facendo la piattaforma effettuerà la stessa ricerca ad intervalli di tempo da voi stabiliti, inviandovi una mail con le nuove offerte di lavoro. Come vedete nell’immagine di seguito, potete dare un nome alla ricerca effettuata e decidere ogni quanto tempo volete ricevere un avviso.


    Un piccolo consiglio riguarda l’utilizzo delle parole chiave. Ho notato che si ottengono risultati migliori creando diverse ricerche con al massimo una o due parole chiave. Uno dei motivi principali è che l’algoritmo alla base del motore di ricerca di Linkedin cerca annunci di lavoro contenenti tutte le parole chiave indicate e come potete facilmente immaginare la presenza di numerosi termini diminuisce il numero di probabilità che un annuncio li possa contenere tutti.

    Tutto questo richiede uno studio preventivo del mercato del lavoro e dei termini maggiormente utilizzati. Idealmente, dovreste

  1. conoscere il mercato del lavoro cui volete accedere
  2. conoscere i termini maggiormente utilizzati
  3. a secondo delle vostre abilità e delle vostre esperienze, decidere attraverso quali porte potete accedere al settore d’interesse
  4. identificare aree maggiormente prolifiche di offerte di lavoro (es. Milano, Torino, Roma)
  5. impostare la ricerca conseguentemente

Una struttura efficace potrebbe contenere alcuni elementi comuni a tutte le ricerche salvate (data di pubblicazione, livello di esperienza, etc…) e poi distinguersi per parole chiave e località. Così da avere una ricerca per la parola “designer” su Milano, Torino e Bologna, nel caso in cui queste siano le principali località d’interesse, e poi avere anche la stessa ricerca per la parola chiave “designer di interni” nelle stesse località. Saranno necessarie alcune prove e le prime mail che riceverete da Linkedin saranno forse troppo generiche; con il tempo però affinerete la ricerca e riuscirete a trovare un buon compromesso. Se fatto bene, questo dovrebbe permettervi di verificare se ci sono nuove posizioni lavorative su Linkedin, semplicemente controllando la vostra email.

Utilizzai questa funzionalità per cercare lavoro nel digital marketing. La mia struttura si scomponeva in varie ricerche utilizzando parole chiavi come seo, ppc e social media marketing e poi scomponendosi ancora a secondo delle località di interesse, ovvero Londra, Regno Unito, Italia ed infine Europa. La ricerca su Londra, dato l’alto numero di annunci lavorativi, mi inviava email quotidianamente, così da assicurarmi di essere tra i primi ad inviare il CV. Regno Unito, Italia e Europa inviavano email settimanalmente.

Spero che questo post possa essere d’aiuto. Nel caso in cui aveste domande, dubbi o riteniate che alcuni punti meritino ulteriori spiegazioni, commentate e chiedete.
Grazie per aver letto questa serie di post e…in bocca al lupo!

Good Crumbs.
And stay tuned.